Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

Gronda, centinaia a rischio sfratto

Febbraio 7th, 2009 Posted in Rassegna stampa

Il Secolo XIX

Gronda, centinaia a rischio sfratto via al débat public I progetti del tracciato prevedono che da 162 a 467 persone dovranno lasciare casa

IL NUMERO dei cittadini che dovranno abbandonare la propria casa per far posto alla nuova autostrada oscillerà tra un minimo di 162 e un massimo di 467. Molte di più le famiglie che saranno interessate dai cantieri dalla durata pluriennale: nel caso peggiore quasi un migliaio. Se verrà scelta una qualunque tra le due varianti “basse”, quelle che passano a fianco dell’attuale ponte Morandi, tutti i residenti delle zone attorno dovranno inoltre sopportare di lasciar casa per 8-12 mesi: il tempo necessario per demolire il vecchio ponte dell’A10, a questo punto inutile. E le aziende? A rischio dismissione, tra piccole e meno piccole, ci sono tra le 15 e le 28 realtà produttive. Il debàt public sulla gronda autostradale del Ponente entra nel vivo dei numeri e dei dibattiti di quartiere. Ieri il sindaco Marta Vincenzi ha presentato il materiale preparato da società autostrade e dalla commissione presieduta da Luigi Bobbio che descrive per filo e per segno ognuno dei cinque percorsi sulla carta. Il 13 febbraio il primo dibattito a Palazzo Rosso: da quella, data in poi, la parola passa ai cittadini. Anche se il sindaco ieri ha precisato: «Non saranno assemblee pubbliche ma riunioni di lavoro». Le domande verranno sorteggiate, quelle che non otterranno risposta nelle due ore dei dibattiti la riceveranno sul sito. Con la pubblicazione su internet (urbancenter.comune.genova.it) è iniziato ufficialmente il dibattito pubblico sulla gronda di ponente. «Ci auguriamo che sia un’occasione di consapevolezza, un confronto fra ingegneria reale e ingegneria popolare e non un “prenderne e dirgliene” come si dice in genovese», ha commentato il sindaco presentando l’iniziativa. Le cinque ipotesi di tracciato verranno affrontate in 12 incontri che si terranno nell’arco dei prossimi 3 mesi, dal 13 febbraio al 30 aprile. Ci sarà prima una fase informativa con incontri pubblici, quindi sono previste riunioni tematiche di cittadini divisi a gruppi che parleranno di tracciati, mobilità e problematiche relative alle abitazioni da rimuovere. «Lavoriamo su diverse ipotesi progettuali - ha concluso Bobbio - la Tav o altri progetti sono falliti perché veniva proposta una sola soluzione». La decisione finale sul progetto da scegliere, comunque, la prenderà Società autostrade, anche se non potrà ignorare il pronunciamento di Comune, Provincia e Regione. Il direttore operativo della rete di Autostrade per l’Italia, Gennarino Tozzi, sostiene che «è la prima volta che in Italia si tiene un dibattito pubblico per la realizzazione di un’infrastruttura. Ci auguriamo che dal confronto possano emergere validi suggerimenti per la scelta del tracciato più idoneo». «Cerchiamo il massimo consenso, ma la gronda deve essere realizzata: è una priorità nazionale», scandisce Mauro Coletti, direttore infrastrutture di Anas. Perplessità, sull’organizzazione del dibattito pubblico, da parte dei comitati. Quello che soprattutto non piace è l’esiguo tempo a disposizione (un minuto) per porre ciascuna delle domande sorteggiate. Arcadio Nacini, consigliere comunale e anima dei comitati del Ponente, sostiene che sia anche discutibile l’architettura degli incontri: «Prima si parla dei tracciati, poi, negli incontri tematici che seguiranno i dibattiti quartiere per quartiere, si passerà a dissertare delle problematiche reali, vale a dire le case che verranno abbattute». Nella palestra di via Porro, oggi alle 15, è in programma un incontro tra i residenti della zona. Ennio Guerci, portavoce del locale raggruppamento di cittadini, il primo a essersi costituito, porta il sentimento della gente che vive a fianco del Morandi: «Il tempo riservato alle domande è esiguo. Anche per questo nutriamo, verso questo dibattito, forti riserve. Aspettiamo il primo incontro per giudicare». Claudio Di Tursi, comitato per la difesa di Manesseno, giudica invece l’intero percorso del débat public piuttosto inutile. «La prima cosa che è stata precisata è che questo dibattito non deciderà un bel niente. E allora mi sembra come quei momenti organizzati per far sfogare i matti. Ci beccheremo tra noi cittadini, ma questo non cambierà le carte. D’altra parte chi compone questa commissione ha più esperienza nel campo della psicologia che in quello dell’ingegneria». I costi dell’opera sono stimati fra i 4 e i 6 miliardi di euro a seconda del tracciato. Il tracciato “alto”, quello che lambisce il quartiere di San Biagio e i paesi di Geo e Manesseno, viene considerato il meno attrattivo per il flusso veicolare che si sposterebbe sulla nuova infrastruttura, calcolato in 110 mila veicoli in media ogni giorno. Rispetto ad altri attraversamenti qui il numero delle abitazioni da espropriare sarebbe molto inferiore, a scapito però di un numero di aziende (24) di tutto rispetto. L’alternativa “medio alta”, passando più in basso, dirotterebbe sulla nuova autostrada più mezzi, 125 mila auto e camion al giorno. Qualora la scelta fosse questa, sarebbe necessario costruire un ponte di 846 metri di lunghezza, ma l’impatto sulle abitazioni sarebbe abbastanza ridotto (162 i residenti coinvolti). La proposta “intermedia”, con passaggio attraverso Bolzaneto, contempla la necessità di un ponte sopra le ex aree ferroviarie di Trasta. Poi ci sono i due tracciati “bassi”, quello che Autostrade vuole da sempre, con attraversamento a monte dell’attuale ponte Morandi, e quello a valle dello stesso viadotto, definita da qualcuno “salva-Ansaldo” perché scarterebbe l’azienda di Campi a sud.
vincenzo galiano
galiano@ilsecoloxix.it
daniele grillo
grillo@ilsecoloxix.it

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