Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

Ma “Irenia” garantirà gli azionisti o gli utenti?

Aprile 21st, 2009 Posted in Comunicati stampa

Comunicato stampa

Ma “Irenia” garantirà gli azionisti o gli utenti?

La logica che guida il processo di aggregazione Iride – Enia è esclusivamente finanziaria con l’unico obiettivo di garantire ai privati la realizzazione di grandi profitti attraverso i servizi pubblici dell’acqua, del gas, dell’energia e dei rifiuti. Non si tratta di una nostra illazione, ma di quanto espressamente stabilito dai Consigli di Amministrazione di Iride ed Enia che in data 27 ottobre 2008 hanno approvato il progetto di fusione. A pagina 15 del documento i CdA delle due società hanno scritto testualmente che “La Fusione si propone l’obiettivo di creare valore per gli azionisti mediante lo sfruttamento dei vantaggi e dei benefici derivanti dal conseguimento di una scala adeguata per competere con successo nel mercato dei servizi pubblici…”
È bene sottolineare che i termini “competere” e “mercato” vengono utilizzati in un ambito, quello dei servizi pubblici, che dovrebbe essere connotato da elementi quali:
- i diritti sociali dei cittadini (fruire del servizio a costi accessibili anche alle fasce deboli della popolazione; ad un servizio di qualità e continuativo; a non vedersi recapitare bollette con cifre astronomiche solo perché qualcuno ci deve guadagnare ecc.);
- i diritti dei lavoratori (vedersi garantito il posto di lavoro e a non subire peggioramenti salariali e contrattuali);
- l’attenzione all’ambiente e alle risorse naturali da tutelare e non da considerare come “merce” da vendere il più possibile per creare lauti guadagni agli azionisti privati;
- la valorizzazione degli spazi di democrazia e partecipazione (scelte da condividere con le popolazioni, i lavoratori, i movimenti; non da assumere nel segreto delle stanze dei CdA…).
Questi sono gli aspetti che appartengono all’ambito dei servizi pubblici locali; NON il mercato, la concorrenza e la creazione di profitti per gli azionisti !! I caratteri finanziari e di mercato dell’operazione sono ulteriormente sottolineati in altri passaggi del documenti tra i quali si citano quelli di pag. 14: “L’aumento dimensionale si registrerà altresì nella capitalizzazione di Borsa, favorendo una maggior liquidità del titolo e un corrispondente maggior interesse da parte degli investitori istituzionali”; “La presenza territoriale di Enia costituisce un ulteriore bacino di utenza presso la quale IRIDE potrà vendere energia elettrica…”.
In questi due passaggi si colgono molto bene gli orientamenti che hanno ispirato il progetto di fusione:
- l’importanza della Borsa e dei conseguenti andamenti del titolo (questo aspetto finanziario diventerà l’unico metro di giudizio dei servizi pubblici; non la qualità dell’acqua, il ricorso ad energie pulite, i risparmi delle risorse ecc…);
- l’importanza accordata agli investitori privati;
- la considerazione del territorio e delle utenze come un “mercato” da occupare per la “vendita” delle “merci”.
Questa terminologia non è casuale: basta scorrere l’elenco dei soci privati che detengono partecipazioni rilevanti. In Iride si tratta di due banche (Intesa San Paolo e Fondazione Cassa Risparmio di Torino) e di un fondo di investimento (Amber Capital). In Enia si tratta di una banca svizzera (Pictet) e di due fondi di investimento (Ecofin Limited e Amber Capital – ancora !!). Appare opportuno sottolineare che Amber Capital sarà l’unico azionista che non si vedrà ridurre la partecipazione nella nuova società in quanto dispone di una partecipazione incrociata: il 2% di Iride e il 2,3% di Enia. Amber Capital è un fondo di investimento che ha sede nei paradisi fiscali delle Isole Cayman. Vanta un grande numero di partecipazioni nei settori più disparati: Vianini Industria (Gruppo Caltagirone); Parmalat; Pirelli; Banca popolare Milano; Autostrade ecc… E’ facile, quindi, immaginare la sensibilità sociale e ambientale di questo fondo di investimento quando ci saranno da decidere le strategie in materia di energia, rifiuti, acqua; quando si tratterà di determinare le bollette da far pagare ai cittadini; quando si discuterà di organici e di contratti di lavoro. Si tenga presente che, oltre alle partecipazioni private già citate, in Iride il 29,6% del capitale è collocato sul mercato e in Enia il 30,6%. Come se non bastasse anche i Comuni di Torino e Genova hanno pienamente assunto una logica finanziaria: essi partecipano solo indirettamente ad Iride attraverso una Finanziaria denominata FSU ( Finanziaria Sviluppo Utilities). Una volta conclusa la fusione, le partecipazioni dei Comuni alla nuova società saranno pesantemente ridimensionate: Torino e Genova – attraverso FSU – passeranno dal 57,6 al 36%; i comuni reggiani dal 22,3% all’8,4%; quelli di Parma dal 17,6% al 6,6%; quelli di Piacenza dal 4,7% all’1,8%. Quindi, anche nel caso in cui venisse modificato lo Statuto della società post fusione, il ruolo del pubblico nella nuova società sara’ pesantemente condizionato dalla riduzione del peso di ciascun comune e dalla frammentazione delle partecipazioni pubbliche che nessun Patto Parasociale può pensare di superare concretamente. Sul piano delle politiche industriali la scelta è chiara: massimizzare la produzione di energia per massimizzare le vendite e quindi i profitti.
Derivano da quest’ottica le scelte indicate come “Iniziative di Sviluppo” comprendenti:
- la nuova centrale di Torino Nord (390 MW);
- il repowering della centrale di Moncalieri (+ 390 MW);
- la partecipazione alla costruzione e gestione di due grandi rigassificatori (LNG OLT di fronte a Livorno e LNG Medgas in Calabria, rispettivamente di 4 e 12 miliardi di mc di gas);
- il nuovo inceneritore da costruire a Parma (130.000 tonnellate);
- la politica “espansionista” sull’acqua con l’intenzione di partecipare alle gare per l’assegnazione del servizio idrico in giro per l’Italia.
Insomma: nuove centrali termoelettriche; rigassificatori; inceneritori e piena mercificazione dell’acqua. Alla faccia del risparmio energetico. Se queste sono le premesse in termini di scelte industriali – ambientali in un ottica di pesante finanziarizzazione e privatizzazione, le conseguenze per il mondo del lavoro non potranno che avere lo stesso segno negativo; e così dietro i termini manageriali di efficientamento, sinergie, snellimento ecc. partiranno i tagli occupazionali e l’erosione delle garanzie contrattuali e salariali. A fronte di un quadro così negativo la posizione di Rifondazione Comunista non può che essere di netta contrarietà.

Matteo Gaddi, responsabile Nord Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Antonio Bruno, capogruppo Consiglio Comunale di Genova Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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