Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

ORDINE DEL GIORNO A PROPOSTA 23/2009 “Fusione per incorporazione della societa’ “Enia spa” nella societa’ “Iride spa” – atti necessari; approvazione

Aprile 28th, 2009 Posted in Ordini del giorno

COMUNE DI GENOVA
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CONSIGLIO COMUNALE
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ORDINE DEL GIORNO A PROPOSTA 23/2009 “Fusione per incorporazione della societa’ “Enia spa” nella societa’ “Iride spa” – atti necessari; approvazione

Il Consiglio Comunale
Premesso che:
- L’art. 16 del Trattato UE dispone che: “Fatti salvi gli articoli 73, 86 e 87, in considerazione dell’importanza dei servizi di interesse economico generale nell’ambito dei valori comuni dell’Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, la Comunità e gli Stati membri, secondo le rispettive competenze e nell’ambito del campo di applicazione del presente trattato, provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni che consentano loro di assolvere i loro compiti.”.
- L’art 86 del Trattato prevede che “2. Le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme del presente trattato, e in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata.
- Sempre a livello comunitario, la missione affidata ai servizi di interesse generale è bene esposta nell’articolo 36 della Carta dei Diritti Fondamentali: “Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell’Unione, questa riconosce e rispetta l’accesso ai servizi di interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea”;
- anche nel Libro Verde sui Servizi di Interesse Generale della Commissione Europea si sottolinea, a proposito dei questi servizi, che “il loro ruolo è fondamentale per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini e per superare l’emarginazione e l’isolamento sociali. Inoltre (…) sono un elemento portante della cittadinanza europea e rappresentano una parte dei diritti goduti dai cittadini europei…”;
- la loro funzione, quindi è quella di promuovere la coesione sociale e territoriale; questo principio risulta a tal punto prevalente rispetto a quello della concorrenza, che il medesimo Libro Verde così si esprime: “…in caso di controversia, l’assolvimento di una missione di servizio pubblico può effettivamente prevalere sull’applicazione delle norme comunitarie, comprese quelle in materia di mercato interno e concorrenza (…). Pertanto, il trattato tutela l’effettiva prestazione di un compito di interesse generale…”.
- Nell’interpretazione, inoltre, dell’art. 86 del TUE fornita dalla stessa Commissione Europea nel Libro Bianco sui servizi di interesse generale, del 12.05.2004 n° COM (2004) 374, si legge che “.. in base al Trattato CE e in presenza delle condizioni di cui all’articolo 86, paragrafo 2, l’effettiva prestazione di un compito di interesse generale prevale, in caso di controversia, sull’applicazione delle norme del trattato. Pertanto, la normativa tutela i compiti piuttosto che le loro modalità di esecuzione. Il trattato consente quindi di conciliare il perseguimento e la realizzazione degli obiettivi di politica pubblica con gli obiettivi di competitività dell’Unione europea nel suo insieme”. La Commissione prosegue affermando che “Un aspetto ancora più importante risiede nel fatto che la proposta non impone agli Stati membri di aprire i servizi di interesse economico generale alla concorrenza e non interferisce sulle modalità di finanziamento o di organizzazione “.
- Più di recente, la Commissione, nella Comunicazione interpretativa sull’applicazione del diritto comunitario degli appalti pubblici e delle concessioni ai partenariati pubblico-privati istituzionalizzati, del 5 febbraio 2008, n C(2007)6661, ribadisce nuovamente che “nel diritto comunitario, le autorità pubbliche sono infatti libere di esercitare in proprio un’attività economica o di affidarla a terzi, ad esempio ad entità a capitale misto costituite nell’ambito di un partenariato pubblico-privato.”
- L’art. 5 del Trattato prevede il principio di auto - organizzazione amministrativa che trova il suo fondamento nel più generale principio di autonomia istituzionale
- L’in house providing, dunque, per l’ordinamento comunitario costituisce espressione diretta del principio di autonomia istituzionale degli Stati membri e degli Enti Locali, il quale, in una lettura costituzionalmente orientata, ai sensi degli art. 5 e 117 della Costituzione costituisce il limite incomprimibile dell’autonomia degli Enti Locali;
Del resto, anche la stessa Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato affrontando il tema specifico degli affidamenti in house afferma che: “Giova sottolineare come le indicazioni contenute nella presente segnalazione non intendano ridurre il potere di auto-organizzazione proprio della pubblica amministrazione, bensì porre un opportuno argine alla distorsione di uno strumento operativo, quale l’affidamento in house”.
· anche l’articolo 23 bis della recente legge 6 agosto 2008, n. 133, pur stabilendo che in via ordinaria il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, riconosce che in deroga a tale modalità di affidamento gli Enti Locali possono ricorrere a modalità di affidamento nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria;
Pertanto, la gestione dei servizi pubblici locali può avvenire mediante una pluralità di forme di gestione che non necessariamente si esauriscono nella sola forma di affidamento mediante procedure ad evidenza pubblica.
Tra queste, quale strumento di realizzazione concreta del principio della facoltà di ricorso alla auto – produzione dei servizi da parte delle Pubbliche Amministrazioni, rientra il modello cosiddetto “in house”;
· l’affidamento dei servizi pubblici locali era stato assunto dall’articolo 113 del D.Lgs. 267/2000, così come modificato dall’articolo 14 del d.l. 269/2003, secondo il quale “L’erogazione del servizio può avvenire (…) con riferimento alla titolarità del servizio (…) a società a capitale interamente pubblico a condizione che l’ente o gli enti titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”;
· il servizio svolto secondo il modello “in house”, ossia in assenza di terzietà sostanziale (o in regime di delegazione interorganica), è svolto dall’Amministrazione al proprio interno, in base a proprie scelte discrezionali ed insindacabili, che trovano fondamento nell’autonomia che l’ordinamento riconosce all’Amministrazione in questione; sembra, quindi, improprio contrapporre tale modello organizzativo alla tematica della libertà di concorrenza.
Una perfetta sintesi dei presupposti in cui possono considerarsi soddisfatti i requisiti Teckal si rinviene nella decisione assunta dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n° 1 del 3 marzo 2008 che, oltre alla partecipazione pubblica totalitaria, anche sulla base della copiosa giurisprudenza formatasi sull’argomento, richiede:
a) la inalienabilità, anche solo potenziale, di quote sociali a privati;
b) il consiglio di amministrazione della società in house non deve avere rilevanti poteri gestionali e all’ente pubblico deve essere consentito esercitare poteri maggiori rispetto a quelli che il diritto societario riconosce normalmente alla maggioranza sociale;
c) l’impresa non deve aver acquisito una “vocazione commerciale” che renda precario il controllo dell’ente pubblico stesso: l’oggetto sociale non deve essere ampio e vasto, la possibilità di azione della società sotto il profilo territoriale deve trovare, in linea di massima, una corrispondenza nel territorio degli enti soci;
d) non solo le decisioni strategiche, ma anche le decisioni più importanti debbono essere sottoposte al vaglio preventivo dell’ente affidante;
e) il controllo (analogo) che soddisfa i requisiti di effettività dal punto di vista sostanziale prevede, almeno:
- il controllo del bilancio e di tutti gli atti fondamentali (consuntivo, relazioni sull’attività svolta, piani industriali ed economici ecc.);
- la spettanza di poteri ispettivi diretti e concreti;
- la totale dipendenza dell’affidatario diretto in tema di strategie e politiche aziendali:
- l’esercizio di questi compiti, lungi dal rappresentare un elemento di impaccio o di rallentamento dell’attività gestionale, costituisce un importante strumento di esercizio democratico dei poteri, realmente e concretamente efficaci, di indirizzo e controllo da parte degli Enti Locali nei confronti delle loro aziende;

poiché
il modello di affidamento “in house” costituisce una modalità di gestione espressamente ammessa dalla normativa e dalla giurisprudenza di livello comunitario, una modalità di gestione rispondente a tale modello risulta pienamente legittima e possibile;

considerato che:

- il progetto di aggregazione di Iride / Enia presenta molti aspetti di criticità;

- la citta’ di Parigi ha recentemente ripubblicizzato i servizi idrici;

impegna la Sindaco e la Giunta
a studiare un progetto di gestione dei servizi pubblici locali rispondente al modello “in house” da realizzarsi attraverso l’affidamento della gestione di detti servizi a Enti di diritto pubblico

impegna l’amministrazione comunale

a farsi promotrice di un ampio coinvolgimento di associazioni, comitati, organizzazioni dei lavoratori e dei cittadini, finalizzato alla definizione degli obiettivi di carattere sociale ed ambientale che dovranno caratterizzare il Piano Industriale e di gestione dei servizi affidati agli Enti di diritto pubblico appositamente istituiti.

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