Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

Interpellanza su Porto Petroli

Gennaio 21st, 2010 Posted in Interpellanze

Genova, 21/01/10
Prot. 10
Interpellanza su Porto Petroli

Il sottoscritto Consigliere

Visto che sulla stampa cittadina si legge che nei primi giorni di febbraio, partirà la seconda fase di dragaggi in porto;

Considerato che

dalle dichiarazioni del Presidente dell’Autorità Portuale Luigi Merlo emerge che i dragaggi interesseranno il porto petroli, in modo da consentirel’attracco a navi di dimensioni maggiori. In tal modo, il porto petroli potrà disporre nuovamente di fondali profondi 14 metri e mezzo ai livelli del 1985 quando ai pontili del porto petroli potevano attraccare navi con 13 metri di pescaggio;

chiede alla Sindaco e alla Giunta

se tale finalità non contrasti con tutti gli strumenti urbanistici che indicano l’incompatibilità del Porto Petroli col tessuto urbano e gli atti espressi, nel lungo iter di approvazione del Piano Regolatore Portuale che di seguito si citano:

“Intesa tra il Comune di Genova e l’Autorità Portuale di Genova, funzionale all’approvazione del Progetto di Piano Regolatore Portuale (…)” approvata nella seduta del Consiglio comunale del 25/5/1999 “che, per quanto si riferisce all’ambito di Pegli, Multedo e Sestri, si confermano le previsioni urbanistiche di incompatibilità dell’impianto petrolifero con il tessuto abitativo e fermo restando la necessità che in futuro si creino le condizioni per il superamento definitivo della funzione petrolifera di Genova, si concorda sulla soluzione di importante contrazione della movimentazione petrolifera, attuata attraverso la riduzione dei relativi attracchi e si sollecitano, tuttavia, ulteriori e effettive riduzioni degli attracchi stessi, fatte salve le opportune valutazioni tecniche dell’Autorità Portuale anche mediante la migliore utilizzazione degli impianti off-shore; si considera che tutto questo costituisca un approccio realistico e effettivamente concretizzabile e che rappresenti un significativo intervento di miglioramento rispetto alla delicata situazione di Multedo, in quanto, in ogni caso, non viene considerata ammissibile la ricollocazione delle aziende petrolchimiche attualmente presenti, che sono quindi destinate alla dismissione, mentre viene proposto l’insediamento di un’importante attività economica compatibile con l’intorno, rappresentata dal nuovo terminal e dal distripark dei prodotti alimentari”.

Parere VIA Regione del 4/2/2000
Il parere della Commissione regionale di VIA prescrive la riconferma della previsione dello spostamento del Porto Petroli, ribadendo l’obiettivo strategico contenuto negli strumenti di pianificazione regionale, pur nel riconoscimento di perseguire la soluzione intermedia rappresentata dalla riduzione degli attuali accosti petroliferi e dalla sostituzione con attività produttive portuali compatibili con la vicinanza .dell’abitato. A regime, le aree e gli accosti petroliferi sono da destinarsi a funzioni urbane.

Parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Adunanza del 01/10/1999 pag. 61 e 62.
Anche il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, organismo non certo imputabile di parzialità dice chiaramente riferendosi alla “questione relativa all’allontanamento dei petroli dal centro abitato”… “ritiene che dette problematiche siano ineludibili nel lungo termine e che, pertanto, dovranno impegnare l’Autorità Portuale nella identificazione di efficaci soluzioni da pianificare per tempo nella successiva variante al PRP”.

E ancora, preso atto dell’”Intesa” tra il Comune e l’Autorità Portuale: a pag. 65, “Il tema nodale dell’area (PMS) è indubbiamente quello del terminal petroli. Nelle osservazioni del Comune, si confermano le previsioni urbanistiche di incompatibilità dell’impianto petrolifero con il tessuto abitativo e ferma restando la necessità che in futuro si creino le condizioni per il superamento definitivo della funzione petrolifera a Genova, si concorda nella soluzione di importante contrazione della movimentazione petrolifera..”, il Consiglio dei Lavori Pubblici conclude …”sulla inevitabilità della ricerca, tra lo spettro delle possibili opzioni, di una definitiva soluzione della problematica a tempi lunghi”. E continua: “Ed è in questo contesto che si ritiene accettabile la proposta di PRP, nella adottata prospettiva temporale. Principio inderogabile, ovviamente, è che la nuova configurazione operativa del terminal petroli, non perturbi, (al più migliori) gli esistenti livelli di sicurezza degli impianti.”

Pronuncia di VIA del Ministero dell’Ambiente del 25 ottobre 2000
Viene respinta chiaramente la “compatibilizzazione” del porto petroli prevista dal PRP e come si legge a pag. 16 del documento ministeriale; “il PRP stabilisce che in tale area saranno delocalizzati i serbatoi di oli minerali della Esso: ciò inevitabilmente incrementerà il traffico marittimo ed il rischio ambientale connessi alle attività di bunkeraggio; (…) tale operazione appare in netto contrasto con quanto più volte dichiarato nel P.R.P. e nello studio di impatto ambientale. Infatti, come già sottolineato, mentre gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica prevedono lo spostamento del porto petroli da Multedo e la contrazione del traffico petrolifero, questa soluzione determina invece l’insediamento di nuove attività industriali non compatibili con il contesto urbano, con un aumento, non considerato, del rischio di incidente, un aumento del traffico, un aumento delle emissioni”… Inoltre, il Governo, sempre a pag. 16 del giudizio di compatibilità dichiara di non condividere le previsioni di allungamento dei pontili, in quanto: “ di fatto, la riconfigurazione del terminal mediante il prolungamento a mare dei pontili alfa, beta e gamma costituisce un aumento della capacità di movimentazione dei prodotti petroliferi…” Inoltre, secondo quanto stabilito dalla legge n. 220 del 28 febbraio 1992, “gli interventi negli ambiti PMS3 e PMS4 devono essere sottoposti a specifica valutazione di impatto ambientale in quanto comportano la modifica e l’allungamento dei pontili dedicati al carico e allo scarico di idrocarburi (art. 1 comma 2 DPCM 10 agosto 1988, n. 377)

Approvazione del PRP di Genova da parte del Consiglio Regionale della Liguria in data 31/7/2001
“- Ferma restando la prospettiva di lungo termine di progressivo spostamento delle attività petrolifere, si conferma l’opportunità di perseguire anche soluzioni intermedie purché volte alla complessiva riduzione dei traffici e dotate del carattere di fattibilità.

In tale contesto, l’attuazione della previsione del PRP è condizionata alla promozione da parte dell’Autorità Portuale di un Accordo di Programma entro 12 mesi da oggi (31/6/2001), riferito agli ambiti PMS3, PMS4, PMS5, PMS6 (porto petroli), mirato all’effettiva riduzione dei traffici petroliferi da attuarsi mediante una significativa riduzione del numero degli accosti e il conseguente recupero di disponibilità di spazi anche per le attività della cantieristica.” Si ricorda, inoltre. che i numerosi studi commissionati sull’argomento confermano la pericolosità degli attracchi e si citano ad esempio:
1) Lo studio della Polytecna Harris (1993) che identifica nelle aree interessate da valori di sovrapressione superiori alla soglia di pericolosità in caso di esplosione ampie zone fuori dell’area portuale. “…Il raggio dell’area di pericolosità per le persone risulta pari a circa 400 e 300 metri (…) nel caso in cui l’accesso alla darsena ridossata sia limitato a navi non
eccedenti 130 mila DWT (…)”(…)” (da Studi e analisi di fattibilità per la ristrutturazione e/o ricollocazione del Porto Petroli di Genova-Multedo).
2) Il documentatissimo e preoccupante Studio promosso dal Ministero della Marina Mercantile, che nel 1991 costituì un gruppo di lavoro (formato anche dall’amministrazione marittima, dai Ministeri dell’Interno e dell’Industria, de esperti della Consulta
del Mare e dalle categorie economiche), il quale nel 1993 espresse “…preoccupazioni in merito alle condizioni di rischio inerente al notevole volume di traffici e, in particolare, evidenzia la promiscuità tra petroliere e unità di prodotti chimici….”. Il gruppo di lavoro aveva esaminato in ambito nazionale 41 scali petroliferi e aveva assegnato a Genova Multedo il primato nazionale per il rischio, fra un elenco più ristretto di 11 porti italiani degni di particolare attenzione per la loro “latente pericolosità”. Non solo, il gruppo di lavoro suggeriva nel 1993 alcuni provvedimenti urgenti per uscire da tale situazione:
• accelerare il processo di delocalizzazione degli accosti per i prodotti chimici e petrolchimici;
• razionalizzare i criteri di gestione degli impianti e dei depositi collegati;
• potenziare il sistema di boe;
• predisporre uno studio per la localizzazione di una darsena petroli in zona più lontana dagli abitati che offra tutte le opportune garanzie dal punto di vista della sicurezza.
3) Anche l’ultimo documento nel campo della ricerca, a nostra conoscenza, in ordine di tempo conferma e descrive nel dettaglio la situazione. Lo Studio relativo al rischio industriale e infrastrutturale dell’area elaborato dal CUEIM (Consorzio universitario di Economia Manageriale e Industriale), richiamato nell’Agenda XXI della Regione Liguria presentata nel novembre 1999, che, dovendo misurare il grado di rischio della zona sulla base di criteri di accettabilità su parametri di ponderazione che si riferiscono alla densità della popolazione, alla presenza di edifici residenziali, alla presenza di ricettori particolarmente sensibili (scuole e ospedali) e ai cosiddetti attrattori (grosse strutture commerciali e infrastrutture, ecc.), afferma letteralmente: “Zona Pegli-Multedo: relativamente a questa zona si verifica una situazione di inaccettabilità del rischio nell’Area Superba - Porto Petroli…”.
4) La Delibera della Giunta regionale del 6 agosto 1999 n. 163 riguardante la Proposta di approvazione al Ministero dell’Ambiente a modifica del PTTA 1994/1996 del Piano di Risanamento dell’Area Critica ad Elevata Concentrazione di attività industriali di Genova, a
conclusione del punto 2.1 – Attività industriali a rischio di incidente rilevante si evidenzia: “in modo netto” come “le contribuzioni di rischio fornite dal Porto Petroli e dallo stabilimento Superba appaiono, anche per la loro estrema vigilanza maggiormente indistinte”.

Il Capogruppo
Antonio Bruno

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