Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

Dichiarazione di voto contrario a delibera sulle societa’ partecipate dal Comune di Genova

Novembre 22nd, 2013 Posted in Dichiarazioni di voto

Non e’ distante dalla realta’ chi sostiene che la delibera di riorganizzazione delle societa’ partecipate all’ordine del giorno quest’oggi non e’ la delibera che prende una decisione immediata per la privatizzazione di servizi pubblici.
Nella ultima versione edulcorata e scolorita, in effetti si tenta di ammorbidire quello che e’ ormai un cavallo di battaglia di chi, prendendo atto che i propri ministri scelgono di penalizzare le autonomie locali, cerca di accelerare i processi di ingresso di fondi privati in settori essenziali della vita delle persone.
La discussione pero’ e’: si sceglie di rilanciare il ruolo pubblico di servizi che devono sviluppare servizi alle persone e non profitti a investitori o si apre la possibilita’, anche per indolenza o incapacita’ di contrastare lobbies corporative, all’ingresso di privati?
Un effetto positivo questa delibera l’ha indubbiamente avuta: e’ riuscita a far coalizzare settori della societa’ che, colpevolmente, non si sono mai parlati, lavoratori e lavoratrici con associazioni consuimatori e per i beni comuni, ad esempio.
Non c’e’ dubbio che questa proposta impatti in maniera devastante con il sentire comune di buona parte di chi, sull’onda delle vittorie referendarie del giugno 2011, ha appoggiato il Sindaco Doria.
Non faccio l’esegesi del programma del Sindaco, esso deriva da mediazioni piu’ o meno alte. Credo che molti abbiano visto, nella primavera arancione, una possibilita’ alternativa al pensiero unico liberista. Oggi molti si sentono traditi.
Se vogliamo capire cosa significhi privatizzare, anche parzialmente, anche mantenendo la maggioranza delle azioni, basta guardare all’ esperienza diretta: Iride, controllata dalla Finanziaria FSU.
Ebbene, a differenza di quando c’era AMGA (tutta del Comune) e nonostante 12 milioni di lire di dividendi, nelle casse comunali non e’ arrivato niente, a causa dell’ammortamento di debiti contratti per scelte sbagliate non discusse in Consiglio Comunale e per derivati spazzatura dal buco di oltre 20 milioni di euro.
L’occupazione in questi anni e’ diminuita, i consigli comunali sono di fatto esautorati, i sindaci ostaggi dalla quotazione in Borsa.
Si dice che anche le aziende come AMIU che non soffrono problemi di bilancio andrebbero privatizzate in parte per superare il patto di stabilita’ che impedirebbe loro di assumere.
Beh, ricordiamo che la recente sentenza della Corte Costituzionale n. 229 del 2013 ha annullato l’art 4 dl 95 spending review.
La disciplina sui spl (anche sui servizi strumentali) rimane quella europea.
Quindi salta il parere della Corte dei Conti ligure che imporrebbe vincoli assurdi alle societa’ completamente pubbliche.
Il governo sta lavorando a un provvedimento per estendere il patto di stabilità a società in house e aziende speciali ma ancora non è in vigore.
Rimane in piedi non soltanto il mio ragionamento che voi ben conoscete, ma anche il parere della Corte dei Conti sez. giur. Campania: i diritti primari non sono finanziariamente condizionati neppure dal patto di stabilità che può essere derogato.
Sto parlando della sentenza riguardante l’assunzione di circa 350 insegnanti nelle scuole comunali napoletane con contratti a tempo determinato. Tale scelta del Comune è maturata lo scorso anno e si contrapponeva alle rigide politiche di bilancio imposte dalla spending review e dal patto di stabilità. La Corte dei Conti ha però posto fine alla querelle, dando ragione all’amministrazione comunale e convalidando le assunzioni.
Il procedimento aperto per danno erariale e alle casse comunali, si è dunque concluso con un’archiviazione disposta dalla stessa Procura della Corte in Campania, che certifica l’insussistenza dei due capi di imputazione nei confronti dell’operazione portata avanti dal Comune di Napoli. Una mossa coraggiosa, in deroga ai vincoli imposti dalle politiche di austerity in vigore in questi anni di crisi economico/finanziaria, la cui conclusione dinanzi alla magistratura contabile crea un importante precedente. Le amministrazioni potranno “osare” e agire in deroga al patto di stabilità, utilizzando la liquidità disponibile per intervenire a sanare situazioni critiche in questioni inerenti servizi di pubblica utilità, come nel caso della scuola.
In merito alla delibera, prendo atto degli emendamenti di giunta che ammorbidiscono la prima versione.
E’ proprio l’impianto che e’ discutibile: rassegnandosi o condividendo le politiche di austerity governative si sceglie di iniziare una riflessione che va verso le privatizzazioni, concentrandosi su manutenzioni, trasporto pubblico, gestione dei rifiuti, bagni e farmacie; confermando 18 altre aziende controllate direttamente o indirettamente, tra cui Asef (che a causa dello statuto impegna i ricavi in titoli di stato e non per dividendi al comune); Genova Parcheggi, Porto Antico, Fiera di Genova oltre alla disastrosa FSU. Queste non vengono toccate.
Ma forse piu’ che questa delibera, che sta diventando senza sapore, preoccupa di piu’ l’immobilismo che condurra’ allo sfascio e alla svendita dei privati.
Mi riferisco in particolare a AMT dove nonostante l’ordine del giorno proposto dalla lista Doria, che ha accompagnato la controversa delibera di un anno fa, che proponeva l’applicazione del Piano Urbano della mobilita’ con provvedimenti (come le corsie protette ) che avrebbero consentito anche un guadagno economico, ci e’ stato detto in questa aula che quel piano non puo’ essere attuato.
Mettiamo la testa sotto la sabbia e aspettiamo l’Armagedon.
A questo non mi abituero’ mai.
In conclusione, senza una lettura della trappola del debito e dell’attacco agli enti locali come presidi della democrazia di prossimità degli abitanti di un territorio, si finisce per divenire gli esecutori terminali delle dottrine monetariste e delle politiche liberiste europee e nazionali; cui si aderisce senza quasi rendersene conto, continuando invece a raccontarsi che stia cambiando la città.
Non vorrei che il risultato finale fossero delle giunte nuove, pure e “primaverili” che gestiscono privatizzazioni dei beni comuni e dei servizi pubblici e l’espropriazione di democrazia.
Mi sembra di essere in una nave che ha innestato la marcia indietro, con il timone guasto e la rotta verso una diga. Prima o poi andremo a sbattere, perche’ ce lo impongono le regole, il mercato, le leggi, gli equilibri economici complessivi.
Visto che non mi consolerebbe dire “io l’avevo detto”, anche se non ce lo impone la procedura. “spegniamo i motori e invertiamo la direzione”.

Antonio Bruno
capogruppo Federazione Sinistra Comune di Genova

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