Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

dxxvi
DOCUMENTI PREVISIONALI E PROGRAMMATICI 2010 – 2012 (PRESENTAZIONE DELLA GIUNTA)
assessore Miceli

“Oggi presentiamo il bilancio di previsione del 2010 e al proposito faccio una comunicazione: prima della conclusione di questa assemblea verrà consegnato a tutti i consiglieri un CD con i documenti che presentiamo oggi, insieme alla copia della delibera.
La presentazione di qualsiasi bilancio non può che partire dalla comparazione e dal confronto con l’esercizio precedente; questo serve ad analizzare l’evolversi delle situazioni, il miglioramento o il peggioramento di tutti i vari segmenti che lo compongono, le dinamiche interne, economiche e finanziarie.
E’ per questo motivo, oltre al fatto che è il primo bilancio di cui mi occupo, che sono andato a rileggermi la relazione di presentazione del bilancio di previsione 2009 fatta dall’assessore che mi ha preceduto in questo incarico.
C’è un passo di quella relazione che mi ha colpito in particolar modo; ed è quello in cui si definisce come “crisi di identità istituzionale” la situazione di una amministrazione locale che, pur intercettando le peculiarità del proprio territorio, non è in condizioni di farsene carico, di trasformarle in punti di forza, di intervenire con i propri mezzi sui punti di debolezza, di svolgere in definitiva al meglio i propri compiti istituzionali, e tutto questo per la riduzione progressiva, o la mancanza, delle leve a propria disposizione, in primis quelle economiche e finanziarie.
Ebbene, il bilancio di previsione 2010 comincia oggi il suo percorso in un identico scenario di crisi di identità istituzionale, anzi uno scenario che è ulteriormente peggiorato, oltre che per il perdurare di negative congiunture, anche per il verificarsi di nuove e penalizzanti situazioni cui poi accennerò.
Lo scorso anno si paventavano rischi che purtroppo oggi sono diventate certezze ed il primo tema da affrontare è quello del fronte dei trasferimenti statali e regionali che purtroppo è ulteriormente peggiorato; il raffronto con i precedenti esercizi devo dire che è particolarmente scoraggiante
Vi fornisco un dato sintetico, con l’avvertenza che poiché i numeri possono essere rappresentati in maniera diversa (ed è il motivo per cui spesso la gente non capisce perché un Ministro dà un dato e, sullo stesso argomento, un altro Ministro ne dà uno diverso), questi di cui dirò sono veri!
Se prendiamo a riferimento il triennio 2008 – 2010, sui trasferimenti statali abbiamo una riduzione di oltre 17 milioni, su quelli regionali la riduzione è di oltre 6 milioni; e poi c’è il discorso ormai annoso dell’ICI, tante volte evocato e discusso in quest’aula, per cui non voglio più di tanto dilungarmi; ma non posso fare a meno di ribadire con forza che l’impegno del Governo centrale al momento dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa era, ed è ancora, quello di restituire integralmente l’importo che veniva a mancare alle casse comunali.
Proprio perché è stato evocato tante volte, voi sapete che l’ultimo aggiornamento sul tema riportava una cifra complessiva di circa 21 milioni di euro mancanti per il biennio 2008/2009.
Ovviamente, prima di venire in aula con questa relazione, abbiamo consultato il sito del Ministero dell’Interno dove viene aggiornata la situazione dei rimborsi per i vari comuni e abbiamo dovuto constatare che, purtroppo, la situazione è ulteriormente peggiorata.
Ricordo innanzitutto che la certificazione del Comune di Genova è pari a 77 milioni di euro; nel 2008 ci sono stati riversati 70 milioni per cui accusavamo una perdita di 7 milioni; nel 2009 (dato ancora provvisorio) l’assegnazione prevista era di 63 milioni, quindi mancavano circa 14 milioni che sommati ai 7 del 2008 danno come risultato i famosi 21 milioni di euro!
La situazione aggiornata ad oggi ci dice che lo stanziamento per il Comune di Genova è sceso per il 2008 da 70 a 66, per il 2009 da 63 a 60. Praticamente è prevista un’ulteriore riduzione di oltre 7 milioni, per cui i 21 sono diventati circa 29 milioni di euro; pertanto, se aggiungiamo i 29 milioni ai 17 statali e ai 6 regionali, arriviamo ad una cifra che supera i 52 milioni di euro. Se poi, come è doveroso fare, prevediamo anche per il 2010 i 60 milioni previsti per il 2009 ( ed al momento non possiamo fare altrimenti!), se ne aggiungono altri 17. La somma 52 più 17 dà un totale di 69 milioni di euro!
Questa è la situazione.
Forse è anche opportuno dare qualche esempio di tipologia di riduzione. Possiamo parlare del recupero dell’Iva sul trasporto pubblico per il quale ogni paio anni lo Stato, con apposito decreto, aumenta la percentuale di Iva destinata alla Regione e diminuisce il rimborso destinato ai comuni, a volte con effetto retroattivo.
Oppure, l’art. 1, comma 299 e segg., della Legge Finanziaria 2008 ha trasferito alle Regioni i proventi dell’accisa sul gasolio quale maggiore entrata finalizzata alle spese del trasporto pubblico locale; ovviamente la Regione non riesce a coprire con tale entrate le suddette spese, costringendola a ridurre i trasferimenti al Comune che, tra l’altro, deve anche farsi carico dei rinnovi contrattuali.
I trasferimenti per il fondo sociale continuano ad accusare riduzioni, così come continua a decrescere la percentuale di rimborso delle spese che noi sosteniamo per il funzionamento degli uffici giudiziari: la percentuale dall’88 è passata al 75%.
Ci sono poi i costi della politica. Dal 2008 registriamo un taglio di 4,8 milioni di euro relativi a quei costi che - illusoriamente - dovremmo recuperare con economie di spese sui gettoni di presenza degli amministratori, in base alla legge finanziaria 2008; parlo di illusione perché i risparmi acclarati al momento sono 48 mila euro, cioè lo 0,01% del taglio; ciò nonostante ci vengono decurtati ogni anno trasferimenti ordinari per i soliti 4,8 milioni di euro.
Questi sono alcuni esempi e, come dicevo prima, al momento la situazione accertata è di oltre 52 milioni di euro di minori trasferimenti complessivi, se prendiamo in considerazione il triennio 2008 – 2010.
Credo che una situazione di questo genere sia frutto dell’assunto secondo il quale i Comuni sono ancora considerati come il comparto della spesa pubblica caratterizzata da forti inefficienze, da sprechi di risorse e dispersioni, e sui quali far gravare pesantemente il risanamento dei conti pubblici.
In realtà non è più così!
Spulciando il sito de “Il Sole – 24 ore” mi sono imbattuto in un dato dal quale si evince che da tempo i Comuni hanno intrapreso una strada virtuosa di risanamento e di razionale impiego delle risorse.
Un recente rapporto dell’istituto per la Finanza e l’Economica locale presentata lo scorso luglio a Roma all’ANCI conferma questa considerazione.
Cito tre dati riportati da questa fonte. A fronte di un peggioramento nel 2008 del deficit dell’intera Pubblica Amministrazione per 19 miliardi di euro, i Comuni fanno registrare un miglioramento di 1,1 miliardi. Su 6 miliardi di risparmio prodotti dal settore pubblico nell’ultimo quinquennio, 2,5 miliardi provengono dai Municipi, e tutto questo in uno scenario di entrate tributarie proprie che vede la pressione in ambito comunale ridursi dello 0,2% a fronte di un incremento sul piano nazionale del 2%”. Sono appunto queste, come dicevo prima, conferme del fatto che i comuni hanno da tempo già avviato un autonomo percorso di contenimento, di razionalizzazione, di miglioramento delle proprie gestioni economiche e finanziarie.
Allora, se così è, non si vedono le ragioni che giustificano il perdurare una politica centrale di continua riduzione dei trasferimenti, ancor più aggravata dal blocco della leva fiscale che impedisce ai comuni qualsiasi autonoma manovra di entrata.
Il federalismo fiscale che tutti aspettiamo parla di tasse di scopo, di maggiore compartecipazione all’Irpef, di autonomia tributaria, ma al momento in realtà è tutto fermo, e l’unica imposta di stampo federalistico qual’è l’ICI è stata fortemente ridimensionata con l’abolizione dell’imposta sulla prima casa.
Ho accennato all’inizio al perdurare di congiunture negative, che sono queste che ho appena indicato, ma anche alla sopravvenuta insorgenza di nuove circostanze negative. Ne cito due, le più significative.
Nell’anno 2010 verrà a mancare quella quota, che si attestava normalmente in un range di circa 13 / 15 milioni, di utili che al Comune derivano dai dividendi della partecipata IRIDE Spa; voi sapete per quale motivo. L’art. 19 del D.L. 135 del settembre 2009 ha ingiunto alle Agenzie delle Entrate di notificare gli accertamenti del definitivo recupero degli aiuti di Stato, e questo ha assorbito totalmente gli utili dell’azienda ( Iride ha sopportato un carico di oltre 130 milioni), e anche la liquidità necessaria alla distribuzione di dividendi, considerato che il decreto ne prevedeva il pagamento in unica soluzione ed entro quindici giorni dalla notifica degli accertamenti relativi. Al momento non possiamo che sperare che, attingendo alle riserve, possa essere comunque distribuito un dividendo intorno ai due milioni di euro.
Inoltre sapete che il piano triennale di AMT, che riporterà la società in una situazione di equilibrio nel 2012, prevede anche maggiori trasferimenti rispetto al trend storico per il Comune di Genova, situazione che si è già verificata nel 2009 e si verificherà anche nel 2010: pertanto rispetto agli anni scorsi abbiamo dovuto appostare circa 9 milioni in più di trasferimenti AMT, cosa peraltro assolutamente doverosa, considerato che il trasporto pubblico locale è uno degli asset strategici più delicati della vita di un Comune.
La “scena” che ci siamo trovati di fronte al momento della redazione della prima bozza del bilancio di previsione 2010 rappresentava puntualmente la combinazione diversa di questi fattori. Prendendo a riferimento il livello di spesa iniziale del 2009, la bozza ci restituiva una mancanza di risorse disponibili pari a circa 30 milioni di euro.
Una scena che ci ha posto ovviamente davanti ad una alternativa: prendere atto passivamente delle risultanze e, conseguentemente, procedere ad una azione combinata di riduzione di servizi e/o aumenti tariffari che assorbissero la quota mancante, con tutto quello che una scelta di questo tipo comporta in termini di ridimensionamento di standard e livello di servizi riguardanti le varie linee di attività del comune, quali agevolazioni, esenzioni nelle politiche del sociale, politiche della casa, politiche educative, offerta culturale ecc.., ovvero, operare scelte diverse, più coraggiose, volte a recuperare quanto meno il livello di spesa iniziale 2009, attraverso azioni congiunte di contenimento di costi strutturali e di funzionamento e di aumento delle entrate, anche attraverso azioni aventi carattere straordinario.
Ovviamente il Comune di Genova ha intrapreso questa seconda via per scelta condivisa e forte di tutta la Giunta, ispirata ad una semplice ma decisiva considerazione: non è giusto né equo far pagare ai cittadini, e in particolar modo a quelli più deboli e bisognosi, scelte politiche di livello superiore, e ancor di più non è giusto in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo.
Da più parti sentiamo parlare, con soddisfazione, di segnali di ripresa, o addirittura che il paese è ormai fuori dalla crisi economica che da due anni attanaglia le maggiori economie mondiali; certo, alcuni indici macroeconomici ce ne danno una timida conferma, come per esempio il ritorno per la prima volta della positività del PIL, l’incremento, seppur debole, della produzione industriale; ma si tratta - come dicevo prima - di dati macroeconomici, perché poi la realtà quotidiana, che tutti tocchiamo con mano ed abbiamo sotto gli occhi, ci rappresenta una situazione diversa, ci dice che ampissime fasce di popolazione stanno adesso, in questo momento, in questi giorni, avvertendo sulla propria pelle e tenore di vita la fase più acuta della crisi economica, dovuta a disoccupazione, cassa integrazione, bassi salari.
Possiamo dire che è arrivata l’onda lunga della crisi economica, quella che aggredisce, qualche volta in maniera drammatica, le famiglie, i giovani, soprattutto i lavori dipendenti, i pensionati, i precari, ecc.
Ed è per questo motivo che il bilancio di previsione 2010, che sottoponiamo alla vostra valutazione, si chiude con un livello di spesa sostanzialmente uguale a quello iniziale del bilancio 2009, ottenuto grazie ad azioni e scelte che con qualche esempio e per sommi capi vado ad illustrarvi.
Prima però, si impone una riflessione.
Visto che ce l’abbiamo fatta a raggiungere lo stesso livello del 2009 si potrebbe essere portati a considerare che o il problema non c’era o che i margini di recupero erano ancora molto ampi. Non è così!
A parte il fatto che parte consistente della quota mancante è stata coperta, sulla parte “entrate”, con azioni di natura straordinaria che non possono assolutamente essere riproposte negli anni successivi (salvo che per obbligo di legge), vanno sottolineate due circostanze: la prima è che i margini di efficientamento, di razionalizzazione, di contenimento delle spese, e tutte le altre misure di questo tipo hanno una soglia di rottura oltre la quale non si può andare.
La seconda e più importante considerazione da fare è che il bilancio comunale, in una situazione di questo tipo, deve necessariamente appiattirsi sull’esistente, cioè può solo, e con molta fatica, al massimo assicurare gli stessi servizi degli anni precedenti , in una logica, appunto, di semplice conservazione dell’esistente.
Non può, al contrario, sviluppare nuovi progetti, nuove iniziative, miglioramenti, integrazioni, in definitiva ha margini limitatissimi se non inesistenti di sviluppo. Ed è questo il dato più negativo e drammatico, quello che ci fa parlare di crisi di identità istituzionale. Se oggi per assurdo qualcuno garantisse che per i prossimi cinque anni Genova manterrà lo stesso livello di spesa del 2009 non ci sarebbe di che rallegrarsi.
Guardiamo ora sinteticamente come abbiamo operato sulle due direttrici possibili, ovvero il contenimento di spese e l’aumento delle entrate.
Sul fronte del contenimento delle spese cito alcuni esempi. Per il personale abbiamo previsto risparmi di spesa, rispetto alle dinamiche salariali, per 4 milioni di euro, questo dopo aver assorbito gli aumenti contrattuali, il salario accessorio e provveduto alla stabilizzazione di circa cento lavoratori precari e all’assunzione di cento unità nel comparto della scuola. A fronte di un ridimensionamento del turn-over si sono adottate misure di riorganizzazione e informatizzazione dei processi produttivi accompagnati da formazione interna, tutte azioni finalizzate all’incremento e al miglioramento della produttività.
Sul fronte degli oneri di urbanizzazione dell’edilizia privata, voce molto importante per le entrate del comune, è stato costituito un gruppo di lavoro che procederà all’istruttoria e al recupero di oltre 2500 pratiche arretrate in giacenza e che produrrà entrate aggiuntive per circa 5 milioni di euro; complessivamente a questo titolo si prevede un raddoppio delle entrate: da sei milioni del 2009 passiamo ai 12 milioni del 2010. E’ un’entrata molto importante perché, pur essendo di tipo straordinario, la legge ne consente l’utilizzo in parte corrente fino al 75%; questo ci ha consentito di iscrivere, appunto in parte corrente, 8 milioni di euro.
Poi ci sono altri piccoli interventi che non sto qui ad enucleare perché porterebbe via molto tempo ma di cui avremo modo di discuterne eventualmente in Commissione.
Sul fronte delle entrate, prima di parlare delle azioni straordinarie, cito due voci.
Recupero evasione. Sul fronte dei tributi locale abbiamo previsto un incremento, sulla base di dati concreti, per circa un milione di euro; eppoi svilupperemo con molta determinazione la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, in applicazione delle disposizioni normative sul federalismo fiscale, che prevedono la compartecipazione agli incassi conseguiti a seguito di accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, che abbiano avuto come fonte di innesco segnalazioni da parte del Comune , pari al 30% del riscosso.
Abbiamo già costituito un gruppo di lavoro che opererà in collaborazione con tutti gli altri uffici del Comune, ed interagendo con l’Agenzia delle Entrate, con cui abbiamo già avviato contatti, per individuare le situazioni di sospetta evasione meritevoli di segnalazione.
Non vedrete voci appostate su questo fronte, perché non ci è sembrato serio già adesso iscrivere alcunché, ma la mia speranza è che, considerando i tempi tecnici, già alla fine del 2010 potremo annoverare qualche importo che, al di là della sua consistenza , secondo me rappresenterebbe un segnale molto importante.
Un recente decreto ci dava facoltà di consentire ai cittadini di sanare le multe relativamente alle contravvenzioni al codice della strada, accertate entro il 31.12.2004; parlo della cosiddetta sanatoria delle multe, che abbiamo deciso di attuare, e per la quale abbiamo appostato un importo, che ci sembra ragionevole in relazione ai carichi ed alle giacenze dei relativi ruoli, pari ad 8 milioni di euro.
Poi c’è la parte più consistente che riguarda l’azione di carattere straordinario, ossia un progetto di vendita di quote di partecipazioni sociali possedute dal Comune di Genova: mi riferisco in particolare alla società “Sasternet”, per quanto riguarda il diritto d’uso, e non la proprietà che rimane in mano pubblica, della rete di fibre ottiche di cui è dotato il Comune e ad altri asset non strategici, per i quali prevediamo entrate complessive di 22 milioni di euro. E’ una cifra consistente, molto impegnativa che ci imporrà, dal momento successivo a quello in cui verrà approvato il bilancio, a porre in essere tempestivamente tutte le azioni e le iniziative del caso.
A questo proposito vorrei precisare che questo era un progetto già esistente, non è pertanto una risposta immediata al decreto Ronchi ( sarebbe fin troppo tempestiva). I tempi di applicazione ed attuazione delle disposizioni sulle società “ in house “ dei Comuni sono molto più lunghi; e comunque qui non stiamo parlando della cd. “privatizzazione dell’acqua” e delle reti idriche, in primis perché, già a norma di legge,i primi relativi step temporali riguardano il 2013 e 2015, e poi è ferma intenzione dell’amministrazione comunale di conservare la maggioranza della proprietà pubblica, di mantenere il 51% di IRIDE Spa, per intenderci, in difesa dei lavoratori e per tutti gli altri motivi che non sto ad enucleare ma che sono comprensibili.
Le cose che ho detto fino ad ora riguardano la spesa corrente.
Per quanto riguarda gli investimenti abbiamo mantenuto l’obiettivo, nel bilancio 2010, di non superare il tetto massimo di indebitamento di 50 milioni di euro; ovviamente non ci si può innamorare, oltre il consentito e a dispetto dei santi, delle proprie idee; vedremo nel corso dell’anno se emergenze o situazioni di particolare criticità ci imporranno di derogare a questo obiettivo, anche se cercheremo a tutti i modi di evitarlo, visto che ci sta portando virtuosamente ad una decrescita dell’indebitamento, con una riduzione media pari a circa il 10% annuo. L’indebitamento, nel 2007 pari a 1,380 miliardi, scenderebbe, se si rispetta l’obbiettivo del 10% di riduzione annua, a 1,277 nel 2010, 1,205 nel 2011, a 1,133 nel 2012.
Qualora dovessero verificarsi queste situazioni eccezionali che ci imporranno di sforare il tetto, cercheremo comunque di individuare una soglia di superamento che ci consenta, comunque, una riduzione del debito che ovviamente non potrà più essere del 10%.
Sul versante degli investimenti l’anno 2010 segnerà l’avvio di un programma di lavori pubblici che svilupperà investimenti complessivi nel triennio per oltre 142 milioni di euro, tra POR e Colombiane.
Tutti i progetti presentati quest’anno sono stati approvati, cosi come è stato approvato il cronoprogramma e non sono state previste proroghe. Ne cito alcuni. L’anno 2010 segnerà l’avvio di alcune importantissime opere pubbliche come il nodo ferroviario, tutte le fasi preliminari per l’avvio dei lavori della gronda, il lungomare e la strada a mare Canepa, e altri progetti fondamentali.
Prima di avviarmi alla conclusione volevo dare una notizia; due giorni fa Standard&Poor’s ci ha confermato il rating “ A “ con prospettive stabili per quanto riguarda il bilancio del Comune di Genova; pur in queste difficoltà in cui ci muoviamo abbiamo conservato un rating assolutamente positivo.
Consentitemi di leggere alcuni passi che ritengo particolarmente significativi: “Il rating del Comune di Genova riflette primariamente una performance di bilancio solida e con margini correnti adeguati, efficienti meccanismi di controllo della spesa e saldi dopo gli investimenti leggermente positivi. Altro fattore di sostegno del rating è la buona gestione delle liquidità con tempi medi di pagamento e tassi di riscossione migliori di altri comuni italiani paragonabili a Genova”; più avanti, a questo proposito, si legge che “i tempi medi di pagamento e i tassi di riscossioni sono tra i migliori nel panorama degli enti italiani paragonabili al Comune di Genova”.
Ancora : “Le criticità del rating risiedono tuttavia nel debito elevato sia diretto sia consolidato e nella limitata flessibilità finanziaria soprattutto di parte corrente”. Il comunicato si conclude con accenni sulle prospettive: “Le prospettive stabili riflettono le attese di Standard&Poor’s che il Comune di Genova manterrà una solida performance di bilancio, in particolare ci attendiamo che Genova continui a generare positivi saldi dopo gli investimenti permettendo un trend di lenta riduzione del debito”. Ecco perché su quel tetto dei 50 milioni cercheremo di resistere fino all’impossibile! “Si attende inoltre che il Comune di Genova continui a gestire in modo conservativo la propria liquidità mantenendo standard elevati in termini di tasse, pagamenti, riscossioni”.
Ritenevo doveroso fornire questa notizia per noi motivo di grande soddisfazione.
Concludo.
Io non so se è apparsa chiara (a me sì, perché è un mese che ci lavoriamo io e i miei collaboratori cui, approfittando dell’occasione, rivolgo un sincero e convinto ringraziamento per lo sforzo veramente straordinario che hanno profuso in questi ultimo periodo), dicevo, non so se è apparsa chiara la drammaticità della situazione.
In più occasioni nelle riunioni interne di preparazione, ho definito questo un bilancio di transizione, nel senso che grazie a misure ed azioni ,diciamo, virtuose o straordinarie ( come le dismissioni di partecipazioni) siamo riusciti in qualche modo a quadrare il cerchio. Ma è giusto che i cittadini sappiano che cosi non potrà essere d’ora in poi, se non muteranno gli scenari finanziari di operatività del Comune, se non si potrà ancora contare su entrate strutturali, permanenti, che vanno assolutamente ricercate ed ottenute; non si potrà all’infinito perseguire una politica di congelamento tariffario se si vogliono assicurare gli stessi livelli di servizi nel sociale, per fare un esempio; per poi, magari, se questo dovesse malauguratamente avverarsi, attribuire la responsabilità al Comune.
In definitiva, siamo davanti ad un bivio politico che investe il ruolo dei Comuni.

Da una parte c’è, al centro della scena, un rapporto privilegiato Stato-Regioni in una situazione di, come dire, neocentralismo che vede il Comune relegato ad un ruolo di comprimario; dall’altra la centralità del ruolo dei Comuni nel rapporto con i cittadini, con tutte le conseguenze che ne devono derivare.
Noi ovviamente crediamo nella seconda opzione; ed è per questo motivo che il bilancio che sottopongo al vostro esame e valutazione è una sfida lanciata alla perdurante congiuntura negativa, alla crisi ed a tutti gli ostacoli che si frappongono nel nostro percorso; è una sfida che vogliamo raccogliere , ostinatamente convinti come siamo che un’Amministrazione Civica non può e non deve mai porsi in una situazione di resa passiva anche alle più sfavorevoli e negative di condizioni, riversandone sui cittadini le conseguenze, se non dopo aver percorso ogni possibile strada, ogni possibile soluzione, anche di natura straordinaria, che gli possa consentire di svolgere al meglio i propri compiti al servizio e nell’interesse dei cittadini.